VOTO 9

Al suo esordio al cinema, Martin McDonagh (premio Oscar per il miglior cortometraggio con Six Shooter) si presenta con In Bruges – La coscienza dell’assassino (trailer), un film che indaga l’animo umano nel profondo suscitando forti riflessioni. Ray e Ken sono due sicari che vengono confinati dal loro capo Harry nella città di Bruges, in Belgio, per nascondersi dopo che il primo ha portato malamente a termine un incarico. Da li in poi una serie di eventi scateneranno conseguenze disastrose.

Martin McDonagh racconta una storia partendo dalla città in cui è ambientata: tramite scorci di vicoli, interni di chiese, gite sui canali riesce a far innamorare lo spettatore di un posto che non ha mai visto, e che, forse, non ha mai nemmeno sentito nominare: Bruges, al cui interno si muovono i suoi personaggi che non la abbandoneranno più. Il regista irlandese vuole creare spunti per una riflessione sul cosa sia giusto e sbagliato, sulla natura e i principi dell’uomo e lo fa costruendo un solido intreccio di situazioni che pongono costantemente domande su domande al pubblico.

L’amicizia è uno dei temi più importanti della pellicola ed è il motore scatenante di ogni vicenda. McDonagh la mette in scena in due modi differenti: quella tra Ray (interpretato da Colin Farrell che, per l’occasione, si aggiudica il Golden Globe per il miglior attore protagonista) e Ken (Brendan Gleeson, già collaboratore di McDonagh per Six Shooter), solida e leale fino alla fine, e quella tra Ken e Harry (un villain estremamente caratterizzato e interpretato in maniera eccellente da Ralph Fiennes), basata su principi d’onore indissolubili. È chiaro che per il regista il mondo si basa sulla lealtà tra le persone e solo l’amicizia può mantenere questo equilibrio; solo l’amicizia può salvare un’anima dannata, pur tuttavia pagando un costoso prezzo.

Ma nel corso della storia, il rapporto tra Ray e Ken si evolve in qualcosa che somiglia all’amore di un padre verso un figlio, come se Ken rivedesse in Ray quel ragazzo che fu lui stesso da giovane e che vorrebbe indirizzare su altre vie, finché c’è ancora tempo. Una sorta di redenzione per i propri peccati che, con l’avanzare dell’età, si fanno sempre più pesanti e prossimi al giudizio. Si arriva quindi alla coscienza dell’assassino vista da tre differenti prospettive che convergono tutte allo stesso drammatico epilogo. Tuttavia, pur nel dramma, c’è una speranza di rinascita, una seconda chance che tutti e tre i personaggi principali sfruttano in maniera differente.

Altra caratteristica della pellicola è quella di creare situazioni e dialoghi al limite del grottesco con personaggi peculiari fortemente influenzati dallo stile dei gangster di tarantiniana memoria. Lo spettatore assiste, così, a scene comiche e provocatorie, con battute scorrette e umorismo nero, che contrastano con la drammaticità del momento vissuto dai protagonisti e l’unica reazione che può avere è quella di restare affascinato da questo mondo ambientato in una favola, come viene detto anche nella pellicola. Il film è, però, una favola nera che non dimentica di lasciare un’impronta indelebile nella mente dello spettatore.

In Bruges – La coscienza dell’assassino di Martin McDonagh si rivela un film ricco di spunti di riflessione con un ritmo sempre più incalzante, che non si limita soltanto a raccontare una storia di gangster, ma che approfondisce temi come l’amicizia, la condizione morale dell’essere umano e la sua coscienza in un susseguirsi di immagini dal forte impatto visivo ed emotivo.