VOTO 5

Terrence Malick è un regista che nel corso della sua carriera ha saputo crearsi uno stile tutto suo divenendo, per questo, subito riconoscibile. Stile, però, che divide in due il pubblico: se da un lato ci sono i suoi estimatori incondizionati, dall’altro prendono posizione tutti quelli che non riescono a digerire le sue pellicole. Reduce dal suo ultimo documentario Voyage of Time, realizza Song to Song (trailer), un film difficile da inquadrare. La pellicola racconta il percorso degli aspiranti musicisti Faye (Rooney Mara) e BV (Ryan Gosling), del produttore Cook (Michael Fassbender) e della cameriera Rhonda (Natalie Portman) in una storia di musica, sesso e tradimenti per descrivere un mondo effimero, fatto di illusioni.

Il prodotto, però, non convince e Malick si trova a dover fare i conti con l’eccessiva lentezza del suo racconto che sfocia, per forza di cose, in noia. Ciò che infatti non funziona proprio è la sceneggiatura, sempre che sia mai esistita. Il film è un continuo susseguirsi di brevi scene in cui i protagonisti si muovono, saltano, rotolano, ammiccano e flirtano con una voce narrante ad accompagnare costantemente il tutto. Sembra di assistere ad una sequenza di fotografie proiettate per due ore: ogni immagine presa a sé è davvero molto bella e suggestiva ma nel complesso tutto ciò non fa di Song to Song un film. La fotografia, non a caso, è del pluripremiato Emmanuel Lubezki (tre volte premio Oscar per Gravity di Alfonso Cuaròn e per Birdman e Revenant – Redivivo entrambi di Alejandro Gonzàlez Inarritu) che anche questa volta colpisce a segno.

La regia di Malick è facilmente riconoscibile: utilizza soltanto grandangoli (che sfociano spesso nel fisheye) e macchina fluida a mano, cercando sempre di stare dietro ai suoi personaggi. Il montaggio è un suo altro marchio di fabbrica con cui alterna sequenze spesso scollegate tra loro con rimandi onirici e simbolici. Capita, però, che il regista americano si perdi in dettagli e particolari inutili al proseguimento della narrazione, il che da un po’ l’idea di essere una regia improvvisata al momento. Forse si può parlare di ispirazione e il film diventa quasi una sorta di documentario, avvalorato dal fatto che ci sono riprese di concerti live reali di star internazionali.

Non mancano a tal proposito camei importanti di Patti Smith, Flea, Iggy Pop e molti altri che interpretano loro stessi. La recitazione degli attori è molto naturale, aiutata dal fatto che non ci sono grosse scene impegnative. Michael Fassbender (al cinema anche con Alien: Covenant, l’ultimo film di Ridley Scott sulla famosa saga) e Ryan Gosling (reduce dal successo di La La Land di Damien Chazelle), affiancati da Rooney Mara (presente nel recente in Lion – La strada verso casa) e Natalie Portman (candidata agli ultimi Oscar per il ruolo da protagonista in Jackie di Pablo Larrain), si limitano a stare in scena, liberi da ogni vincolo recitativo, e sembra che stiano semplicemente interpretando loro stessi. Alla pellicola offrono principalmente il proprio nome, la quale non si reggerebbe da sola senza.

Terrence Malick realizza un film difficilmente etichettabile in un genere preciso, che si limita ad essere un puro esercizio di stile, privo di dramma ed empatia. Song to Song si rivela il contrario di ciò che dovrebbe essere un prodotto cinematografico ed è supportato soltanto dalla presenza del cast sopracitato che spinge lo spettatore ad andare a vederlo, ignaro dell’effettivo risultato.