VOTO 6,5

A distanza di due anni dal suo ultimo film Operazione U.N.C.L.E., Guy Ritchie torna sul grande schermo con King Arthur – Il potere della spada (trailer), in cui rimaneggia il mito di Re Artù adattandolo allo stile gangster e spensierato che caratterizza gran parte della sua filmografia. Troviamo quindi un giovane Artù che vive di espedienti fino a quando non sarà costretto a prendersi la responsabilità del peso del proprio nome, affrontando il tiranno Vortigern che governa il regno.

Lo stile di Guy Ritchie è facilmente individuabile: manipola il tempo a suo piacimento fondendo rallenti con scene velocizzate per dare maggiore enfasi alle sequenze d’azione, puntando il focus su dettagli e particolari che altrimenti sfuggirebbero e si perderebbero. Fondamentale, a tal proposito, è il montaggio che amalgama al meglio queste due tecniche. Tuttavia, Ritchie, dimostra questa volta di abusare troppo di tale scelta e lo spettatore si trova ad assistere a scene eccessivamente pompate anche dove non se ne sentiva la necessità. La regia mira comunque ad abbracciare i personaggi e li arricchisce donando loro carisma e fascino. Un fattore interessante di questa pellicola è la deriva fantasy che prende fin dai primi minuti, dando maggiore epicità al tutto, e la coreografia dei combattimenti.

Ciò che non funziona invece è il ritmo del film che risulta altalenante e non sempre riesce a trovare il giusto equilibrio: capita così che molte scene risultino noiose ed eccessivamente lunghe rispetto ad altre più dinamiche. Penalizzato dall’ampio uso dei flashforward, specialmente nelle scene che dovrebbero essere più d’avventura, il film spezza completamente la tensione e l’empatia verso i personaggi e ciò che viene mostrato spesso non coincide con ciò che vorrebbe vedere lo spettatore. Delle scene che sulla carta sembrerebbero interessanti vengono mostrate rapidamente e accantonate quasi subito per dare spazio, invece, al racconto delle stesse. Il poco coinvolgimento del pubblico è alimentato anche dalla scrittura dei personaggi: essi sono basati su stilemi gangster, in cui si dà molto spazio al contatto fisico e verbale piuttosto che alla calma raziocinante e all’approfondimento psicologico (giustificato però dal fatto che questo dovrebbe essere il primo di sei film).

Per quanto riguarda il cast, troviamo Charlie Hunnam (famoso per la sua partecipazione nella serie televisiva Sons of Anarchy) nei panni di Re Artù, che dà prova di una egregia interpretazione, accompagnato da Jude Law (che ha già lavorato con Guy Ritchie in Sherlock Holmes), qui nelle vesti di Vortigern, perfetto nemico per un blockbuster del genere. Tutta la cattiveria e la potenza del suo personaggio è resa visivamente in modo perfetto attraverso alcune inquadrature che risaltano i gesti dell’attore. Una piccola parte, poi, è riservata ad Eric Bana (l’Ettore di Troy di Wolfgang Petersen) che impersona Uther Pendragon, il padre di Artù, a Djimon Hounsou (recentemente apparso in The Legend of Tarzan di David Yates) e Aidan Gillen (il Petyr Baelish della serie Il Trono di Spade), rispettivamente Sir Bedivere e “Grasso d’oca” Bill Wilson, due dei futuri cavalieri della tavola rotonda, entrambi poco sfruttati per le loro potenzialità.

King Arthur – Il potere della spada è un film che intrattiene in modo discostante e che si perde un po’ troppo nella tecnica a discapito della storia, ma che nel complesso risulta comunque una buona variante di una materia già ampiamente sviscerata in passato.