VOTO 8

Ispirandosi al filone Cannibal Movie, Eli Roth (regista di Cabin Fever e Hostel) dirige The Green Inferno (trailer), un chiaro omaggio a vecchie pellicole, come Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, che hanno iniziato questo particolare sottogenere horror. Il film racconta la storia di un gruppo di attivisti intenti a fermare i disboscamenti in Amazzonia per evitare l’estinzione di una tribù indigena, i quali però si ritroveranno ad essere catturati e torturati dalla stessa.

La regia di Eli Roth è al servizio dell’ambientazione: tramite l’utilizzo di ampie panoramiche aeree viene mostrata l’immensità della foresta selvaggia, vera protagonista della pellicola, arrivando poi ad avvicinarsi con campi stretti per mostrare dettagli e particolari inquietanti. È interessante anche l’uso traballante della macchina a mano perché in tal modo lo spettatore è proiettato direttamente in quell’inferno verde insieme ai protagonisti e si ritrova a vivere le stesse paure e ad affrontare gli stessi pericoli. La continua e pressante presenza della foresta rende asfissiante e claustrofobico un ambiente che per natura è l’esatto opposto. Niente è lasciato all’immaginazione, comprese tutte le sequenze relative alle torture, in un film costruito in modo che inizialmente sembra una semplice commedia, ma che poi si trasforma totalmente nell’horror più puro.

La regia è aiutata molto dalla fotografia che ricorda quella che viene usata nei veri documentari, limpida e chiara, e colpisce in particolar modo il contrasto forte dei colori verde e rosso: il primo in riferimento alla vegetazione che brilla di questo verde intenso e il secondo utilizzato per la tinta accesa della pelle dei cannibali. La sceneggiatura, invece, non è particolarmente originale ed è tipica dei film di questo genere, con personaggi stereotipati che mandano avanti l’azione in modo classico. A tratti ci sono anche sequenze quasi comiche, che smorzano la tensione, per introdurre scene di impatto più forte.

Il cast, seppur formato per la maggior parte da attori semi-sconosciuti, si è dimostrato eccellente a partire dalla protagonista principale Lorenza Izzo fino a Daryl Sabara (il bambino di Spy Kids di Robert Rodriguez). A confezionare il tutto ci sono le musiche, che risultano particolarmente adatte per il tipo di film poiché si rifanno a quelle tribali con tamburi percossi a ritmo sempre più elevato, i costumi e il trucco dei cannibali, studiati nel dettaglio per inquietare lo spettatore fin dalla loro prima apparizione.

Eli Roth, con The Green Inferno, realizza un film notevole sotto l’aspetto tecnico, ma che non è esente da interessanti messaggi: c’è una critica in primis sul disboscamento delle foreste per scopi economici, c’è un’analisi sugli ideali e sui falsi idoli, sulla manipolazione delle informazioni e sul sistema corrotto che permea il nostro mondo, facendoci porre il dubbio su chi siano realmente i veri selvaggi.