VOTO 7

The Imitation Game (trailer) è la quarta pellicola del regista norvegese Morten Tyldum, salito alla fama dopo l’apprezzatissimo Headhunters del 2011. Il film, tratto dal libro Alan Turing: The Enigma di Andrew Hodges, racconta di come Alan Turing sia riuscito a decifrare i codici dei nazisti durante la seconda guerra mondiale costruendo il primo computer della storia e ponendo fine alla guerra.

Con un budget di 15 milioni di dollari, Morten Tyldum gira il suo primo film in lingua inglese confezionando un ottimo prodotto, infarcendolo di tematiche come l’amore, l’omofobia, l’odio, l’amicizia. Il film si muove su tre piani narrativi: quello del giovane Alan e della sua infanzia, quello di Alan durante la guerra e della progettazione della sua macchina, quello di Alan dopo la guerra e della sua persecuzione. È per amore che Alan costruisce la sua macchina “Christopher” ed è sempre per amore che un soldato tedesco si tradisce.

Tyldum ha una regia pulita che non stona mai: presenta la scena in maniera oggettiva, senza esagerare con la prodezza della macchina da presa, in modo tale da raccontare esattamente come sono andate le cose e far prendere coscienza allo spettatore di che tipo di mentalità avevano gli uomini soltanto fino a 70 anni fa. C’è un discreto uso della tecnica del montage, ovvero quando si riassume in breve tempo, attraverso l’uso di dissolvenze incrociate tra più immagini, un arco di tempo più lungo, per rendere più rapidi alcuni passaggi e entrare meglio nell’ottica dei personaggi. La regia è aiutata dalla fotografia che ricalca i classici film ambientati durante la guerra. Attraverso tonalità fredde e cupe, lo spettatore è immerso in quella calma apparente che ben presto svelerà la sua vera natura.

Nonostante i tre piani narrativi, la storia si segue facilmente. Ogni personaggio è ben caratterizzato con ognuno un proprio sviluppo; i dialoghi, a volte, risultano pompati per dare più drammaticità alle scene, ma sono comunque ben contestualizzati ed efficaci; un paio di colpi di scena interessanti arricchiscono poi l’intera storia, che riesce così a proseguire senza problemi per tutta la durata della pellicola.

Parte fondamentale per il buon esito del film sono stati gli attori, a partire da Benedict Cumberbatch (lo Sherlock Holmes della serie televisiva Sherlock) che interpreta un eccezionale Alan Turing e a cui il regista dedica un paio di primi piani davvero emozionanti. La controparte femminile è Joan Clarke interpretata da Keira Knightley (Elizabeth Swann nella saga dei Pirati dei Caraibi) che riesce egregiamente ad affiancare l’attore britannico. Troviamo poi un brillante Mark Strong (il villain di Kick Ass di Matthew Vaughn), nei panni di Stewart Menzies, insieme a Charles Dance (Tywin Lannister de Il Trono di Spade), perfetto nei panni del Comandante Alastair Denniston.

The Imitation Game è un inno alla volontà di fare, al mettersi in gioco, al dimostrare che chiunque può costruire qualcosa di incredibile nella propria esistenza, ma è anche una chiara denuncia all’omofobia e a ogni sorta di razzismo, rappresentato con inquietanti messe in scena. Morten Tyldum realizza un ottimo film biografico riuscendo a raccontare onestamente sia le cose positive che quelle negative di uno dei personaggi più unici e sconosciuti della storia, con un finale emblematico che pone in luce riflessioni tragicamente contemporanee.