VOTO 6,5

Dopo il flop al botteghino dell’ottimo The Lone Ranger del 2013, Gore Verbinski ci riprova e torna sul grande schermo con La cura dal benessere (trailer) in cui mette in scena un thriller psicologico con tinte horror dove Lockhart, un giovane e ambizioso broker di Wall Street, deve convincere a ritornare nella sua azienda l’amministratore delegato che si è rinchiuso in un centro benessere, sotto le cure del dottor Heinreich Volmer, per fargli firmare delle liberatorie importanti per il futuro dell’intera agenzia.

Abituato a dirigere blockbuster di successo come la saga dei Pirati dei Caraibi, Gore Verbinski realizza un film impeccabile sotto l’aspetto tecnico. Ogni inquadratura è studiata nei minimi dettagli per ricreare quel senso di claustrofobia che si respira nel film, con particolare attenzione per luci, ombre e per la disposizione di oggetti e attori. Niente è lasciato al caso e ogni frame potrebbe essere estrapolato dalla pellicola per diventare un quadro da appendere in casa.

Ma non solo di regia è fatto un film: la sceneggiatura purtroppo risulta mediocre rispetto il comparto tecnico. Verbinski è bravo a far crescere la tensione un po’ alla volta, aiutato dall’ottima performance degli attori, ma ciò non basta per non notare un ritmo altalenante. Ad un certo punto si inizia ad assistere sempre alla solita scena ripetuta più volte e che sembra non portare avanti la trama principale. Il film si blocca in un loop temporale in cui lo spettatore rimane confuso. Nel finale, poi, un evento inaspettato, quasi come un deus ex machina, scioglie con troppa facilità e con troppa mancanza di ingegno tutti gli stretti nodi creati prima per quasi due ore di film. Una piega quasi fantasy che non convince al 100% e che annulla tutto quello che di bello era stato mostrato fino a poco prima. Ispirandosi a Shutter Island di Martin Scorsese, Verbinski azzarda e inciampa sul finale di uno dei film più belli visivamente degli ultimi anni.

Tuttavia, i personaggi sono ben caratterizzati e interpretati: Dane DeHann (il Green Goblin di The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro di Marc Webb), che interpreta il protagonista Lockhart, è perfetto nella parte e con la sua faccia molto caratteristica riesce a dare quel tocco di malessere in più necessario per far funzionare il suo alter ego. Un discorso simile può essere fatto anche per Jason Isaacs (il Lucius Malfoy della saga di Harry Potter), nei panni del dottor Heinreich Volmer, e per Mia Goth (apparsa in Nymphomaniac di Lars von Trier), la ragazzina Hannah, che con la loro mimica facciale angosciano lo spettatore e lo immergono completamente nell’atmosfera della pellicola.

Nel complesso La cura dal benessere non convince perché si perde troppo in scene simili tra loro che non portano avanti la trama, e il finale, atteso per più di due ore, è mal gestito, anche se risulta comunque un ottimo film per imparare a comporre un’inquadratura o a scegliere un movimento di macchina rispetto ad un altro. Verbinski realizza un film didattico con scene di grande impatto visivo fini a se stesse, capace di intrattenere, ma non di stupire.