VOTO 6

Con due film al cinema a distanza di poco tempo (Neruda), Pablo Larrain punta a farsi notare con Jackie (trailer), una pellicola biografica che racconta i giorni di lutto vissuti dalla first lady Jackie Kennedy subito dopo l’assassinio del marito John nel 1963.

Jackie è un film particolare che punta il focus sull’intensità delle emozioni a discapito della narrazione. Assistiamo infatti ad una storia raccontata in modo del tutto diverso dalla maggior parte delle altre pellicole. Al regista interessa solo ed esclusivamente la protagonista e nient’altro. Ecco quindi che ciò che parte come una scelta autoriale può diventare un ostacolo al ritmo di un intero film. Larrain commette questo azzardo e rende Jackie troppo lento e lineare. Non ci sono colpi di scena, non c’è spazio per altro se non per Jackie Kennedy stessa. La regia contribuisce poi ad affermare questo senso di inesorabile lentezza per via dell’utilizzo di insistenti primi piani rivolti solo ed esclusivamente alla protagonista. Se ciò da un lato contribuisce a ricreare quella claustrofobia che viveva Jackie in quei momenti, dall’altro intrappola l’intera pellicola in un unico quadro in cui lo spettatore difficilmente riesce a respirare: vorrebbe vedere il contesto in cui si svolge la storia, ma è limitato da quattro pareti.

Da questo punto di vista, è un film estremamente narcisista nei confronti della first lady, interpretata da Natalie Portman (prossimamente di nuovo al cinema con Song to Song di Terrence Malick), e retto esclusivamente dall’attrice americana che, grazie ai sopracitati primi piani a lei dedicati, è riuscita a trasmettere tutte le sfaccettature di un dramma personale, quale è il lutto, riuscendo ad ottenere anche una candidatura agli Oscar come miglior attrice protagonista.

A contribuire a questa perenne sensazione di depressione e tristezza che avvolge il suo personaggio c’è l’accompagnamento musicale che, composto da semplici sequenze digressive di note, riesce ad incutere una costante sensazione di pericolo e malessere. Anche la fotografia del film, fredda e cupa, risulta ottimale per ricreare quel tipo di angoscia e oppressione mediatica che si ritrova a vivere il suo personaggio.

Ottimo l’apporto dell’attore Billy Crudup (il Dottor Manhattan in Watchmen di Zack Snyder), nei panni del giornalista Theodore H. White, che porta in scena la parte meno sciacalla dei media in un mondo di avvoltoi. Molto interessanti sono, poi, la maggior parte dei dialoghi, che si basano spesso su reazioni umane egoistiche e inaspettate, ma che non mancano di approfondire meglio aspetti essenziali dell’animo umano deteriorato. A tal proposito, fanno riflettere alcune battute pronunciate dal fratello di John, Robert Kennedy, interpretato da Peter Sarsgaard (apparso di recente ne I magnifici 7 di Antoine Fuqua).

Jackie di Pablo Larrain risulta quindi una pellicola con del potenziale castrata, però, da una regia troppo minimale che dà poco spazio agli ambienti e al contesto, riservandosi esclusivamente alla protagonista: una diva.