VOTO 6/7

Da Saving Mr Banks a The Founder (trailer) il passo è corto. John Lee Hancock realizza a distanza di tre anni due film molto simili in cui mette in scena grandi personaggi importanti che hanno saputo creare un impero nel mondo dell’animazione e in quello della ristorazione. Entrambi film biografici, The Founder si distacca dal precedente grazie ad una maggiore cupezza e amarezza nella gestione dei personaggi e ad una trama più accattivante. Il film racconta del modo in cui l’imprenditore Ray Kroc riuscì a trasformare un piccolo ristorante, fondato da due umili fratelli, nella famosa catena di fast food McDonald’s.

The Founder è un film che racconta il dietro le quinte delle più grandi imprese di successo puntando il focus su temi come l’ambizione e la perseveranza. Ray Kroc è l’emblema dell’uomo mediocre che, saturo di insuccessi personali, riesce a riscattare sé stesso e la propria vita grazie alla perseveranza, ma anche al cinismo verso una società che non l’ha mai aiutato. Il suo personaggio è costruito in modo interessante: inizialmente viene rappresentato come un normale uomo comune, di intelligenza media, che non ha grandi fortune e che si limita a sopravvivere in un mondo spietato e ricco di concorrenza. Grazie a questa prima parte lo spettatore riesce ad empatizzare con lui, rispecchiandosi nella sua figura. Successivamente, invece, il suo personaggio prende una piega curiosa e netta, diventando un uomo sicuro di sé e, soprattutto, freddo e autoritario.

L’arco di trasformazione di Ray è lo specchio dell’essere umano in cui anche la più debole persona al mondo, all’occorrenza, è in grado di trasformare completamente il proprio essere. Il film da un lato elogia la costanza e la forza di volontà ma dall’altro condanna il denaro, causa principale del malessere. È il denaro a cambiare Ray, è il denaro a cambiare il mondo. È interessante anche come viene trattata la materia, evitando di creare un film propagandistico del McDonald’s, ma semplicemente raccontando il modo di lavorare e del giro di chiamate e di incontri che c’è dietro la figura dell’imprenditore. Infatti la scelta di fare un film sulla figura del fondatore della famosa catena di fast food è soltanto un pretesto per raccontare altro. Ma i messaggi non passano soltanto attraverso i dialoghi e i comportamenti dei personaggi, bensì anche tramite i colori. Quello che predomina di più è il giallo, con il quale il regista vuole far rilassare lo spettatore e trasmettere un senso di tranquillità, quella stessa tranquillità che si ritrova nei McDonald’s. Con questa scelta, lo spettatore viene posto in una situazione di accondiscendenza verso le azioni che svolge Ray, ma tuttavia viene invitato a riflettere sul fatto se sia giusto o meno simpatizzare per quel tipo di persona.

Ottime le interpretazioni degli attori principali tra i quali Michael Keaton (candidato all’Oscar per Birdman di Alejandro Gonzàlez Inàrritu), nel ruolo del protagonista Ray Kroc, di Nick Offerman e di John Carroll Lynch, nei panni dei fratelli McDonald, mentre un po’ sottotono l’interpretazione di Laura Dern nelle vesti della moglie di Ray.

Un film interessante, con un buon ritmo, che affronta tematiche curiose ma che viene penalizzato da una regia non all’altezza. John Lee Hancock si limita a raccontare una storia nel modo più lineare possibile, senza particolari guizzi della macchina da presa e ciò che ne viene fuori è un prodotto fin troppo semplice e privo di quella marcia in più che magari avrebbe meritato.