VOTO 8

L’essere umano è sociale per natura. Comunica e dialoga da sempre e grazie alla lingua e ai gesti ha saputo non estinguersi col tempo. La mancanza di tutto ciò comporta conseguenze devastanti in un mondo che vuole definirsi civile. È questo ciò che Denis Villeneuve vuole raccontarci con Arrival (trailer), l’ultimo suo film tratto dal racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, in cui mette in scena il primo contatto umano con una razza aliena sul pianeta Terra.

Il regista utilizza il genere fantascienza per richiamare in sala un più ampio pubblico per poi raccontare una storia del tutto diversa da quella che ci si potrebbe aspettare dalle premesse. Infatti in Arrival gli alieni sono solo un pretesto per poter dare voce alla comunicazione. Il regista nega allo spettatore la visione completa degli extraterrestri inquadrandoli sempre da lontano e avvolti da nebbia e fumo. La macchina da presa si sposta spesso con ampi movimenti lenti ma inesorabili, durante i quali riesce a trasmettere un senso di angoscia ed ansia per ciò che arriverà ad inquadrare. Grandi panoramiche permettono di esprimere la totale insignificanza di ciò che è l’uomo in confronto a civiltà più evolute, sia a livello materiale che mentale.

Colpisce il fatto che per una volta non sono gli alieni ad essere guerrafondai ma gli umani. Denis Villeneuve riesce a mettere in scena la paura del diverso in modo perfetto ed è perfetta la soluzione che si ottiene all’enigma: la comunicazione. Senza di essa il mondo continuerà a combattersi, senza il dialogo non c’è futuro. C’è anche una grande critica all’esercito, sempre col piede di guerra anche laddove non vi è necessità, incarnato nella figura del colonnello Weber, interpretato da Forest Whitaker (premio Oscar per L’ultimo re di Scozia di Kevin MacDonald). Villeneuve condanna l’arma da fuoco e lo fa mostrando l’idiozia e l’ottusità di chi la impugna e di chi vuole risolvere ogni cosa con un colpo di fucile. Non a caso la protagonista del film è una linguista, Louise Banks, interpretata da Amy Adams (recentemente protagonista in Animali notturni di Tom Ford), che si ritrova a collaborare e a scontrarsi con l’esercito americano. Se il suo personaggio risulta ben sviluppato e articolato, quello interpretato da Jeremy Renner (famoso per essere il volto di Occhio di Falco nel Marvel Cinematic Universe), il fisico teorico Ian Donnelly, appare piatto e superficiale, catapultato nel film solo per risvolti finali di trama. Fa storcere un po’ il naso sia il legame che si viene a creare fra i due sia l’utilità di quest’ultimo in quanto viene lasciato molto da parte dando più risalto alle azioni della protagonista.

Un film sicuramente di grande importanza per i messaggi che lancia e ottimo dal punto di vista tecnico. Anche la colonna sonora infatti fa la sua parte e contribuisce notevolmente a creare un’atmosfera di mistero intorno a tutto il film. Arrival, come pochi altri film, è riuscito a rappresentare il “diverso” semplicemente per quello che è, un altro essere vivente, condannando il razzismo e la violenza come risposte all’ignoto ed esaltando la “parola” come forma più alta e nobile di civiltà.