VOTO 8

Seppur ben confezionato ed ottimo da un punto di vista tecnico, Split (trailer), potrebbe non essere capito ed apprezzato come dovrebbe. Fonde, infatti, diversi generi raccontando una storia di schizofrenia e prigionia dalle forti tinte orrorifiche e grottesche fino a prendere svolte totalmente inaspettate. Scritto e diretto da M. Night Shyamalan, il film trae ispirazione dalla vera storia di Billy Milligan, un criminale statunitense che dopo aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie negli anni settanta fu assolto per infermità mentale. Proprio da questo ultimo punto parte il racconto del regista che mette in scena Kevin, un ragazzo schizofrenico con 23 diverse personalità in attesa di liberare dalla sua mente la numero 24.

La regia del film è rappresentativa del genere. M. Night Shyamalan utilizza spesso primi piani per valorizzare le espressioni degli attori, sposta l’inquadratura attraverso fessure e spazi stretti per creare panico e tensione nello spettatore permettendogli di immedesimarsi coi personaggi, sporca le inquadrature sbilanciandole o tagliando elementi principali in scena e si insinua con la macchina da presa in luoghi angusti e claustrofobici per soffocare il fiato. È interessante anche l’uso che fa della luce alternata al buio per ricreare atmosfere di forte impatto emotivo. La regia fa da cornice ad un film molto particolare che punta ad inquietare lo spettatore e a farlo ragionare sulla diversità degli altri, riflettere sulle potenzialità del cervello e della mente umana e su come essa possa essere sfruttata fino a raccontare la prigione sia fisica che mentale dell’uomo.

Tra i punti di forza della pellicola troviamo gli attori James McAvoy (il giovane professor Xavier del reboot della saga degli X-Men), che interpreta Kevin “Wendell” Crumb, e Anya Taylor-Joy (già nota per il suo ruolo in The Witch), la giovane protagonista Casey Cook. Se l’interpretazione del primo rappresenta la parte horror del film, la seconda è l’emblema della ragione e della razionalità che riesce a smorzare i toni e a rendere meno pauroso il tutto. Questo comporta a rendere l’intera pellicola molto più leggera nella visione e quindi adatta anche ad un pubblico non amante del genere. Interessante è anche il personaggio della dottoressa Fletcher interpretato da Betty Buckley, utilizzato per riportare alla realtà quotidiana lo spettatore e fondamentale dal punto di vista dello svolgimento della trama. Lo sviluppo e l’approfondimento devi vari personaggi è notevole e in particolare colpisce quello della protagonista Casey Cook. Il film, a tal proposito, ha anche un altro piano narrativo: vengono mostrati diversi flashback della ragazza che, per ironia, risultano essere molto più inquietanti rispetto al resto della pellicola.

Ma ad un certo punto il regista sorprende lo spettatore con l’inserimento di un elemento quasi paranormale che di primo impatto può sembrare una scelta azzardata che fa scivolare il film nel calderone dei film trash, ma che, tuttavia, con una brillante idea di ingegno, viene ben contestualizzato e spiegato grazie ad un finale davvero imprevedibile e rivelatore. Finale che, purtroppo o per fortuna, può essere davvero compreso e apprezzato solo da chi conosce bene la filmografia del regista, o che perlomeno l’abbia seguito nei suoi primi anni sul grande schermo. Se da un lato risulta essere quindi una conclusione geniale per i fan, dall’altro è un punto a sfavore per chi è totalmente ignaro di chi sia M. Night Shyamalan.